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Buona Pasqua



                                  Buona Pasqua di resurrezione a tutti voi che ci seguite.

dall'omelia di domenica 18 gennaio 2015

Andare, toccati e commossi da un invito, vedere dove egli dimora, e dimorare con lui, dando tempo e spazio ad una frequentazione che approfondisce l’impressione iniziale avvertita nel primo incontro: questo è il dinamismo dell’esistenza cristiana, che assume per ogni credente una forma ecclesiale e personale insieme. In fondo, il racconto di Giovanni ci offre gli indizi per riconoscere quando nella nostra vita accade o riaccade un incontro simile, che spalanca il cammino dell’essere discepoli e amici di Cristo, perché, tutte le volte che viviamo “qualcosa”, come l’imbatterci nel volto di un testimone o di una comunità, l’ascoltare, come se fosse la prima volta, una parola della Scrittura che ci fa “ardere il cuore”, il vivere un tempo forte di preghiera che ci mette alla presenza del Signore, e in noi si verifica lo stesso dinamismo dell’inizio, stiamo vivendo la contemporaneità di Cristo alla nostra vita.

Un incontro vero con lui lo possiamo riconoscere perché sommuove il cuore, tanto che ne ricordiamo l’ora, provoca la libertà, fa nascere il desiderio di proseguire l’esperienza e di crescere in una familiarità, e suscita il desiderio di condividerlo con altri, come è accaduto ad Andrea che subito ha trasmesso al fratello Simone la certezza scoperta quel pomeriggio: “Abbiamo trovato il Messia”.



dall'omelia di lunedì 8 dicembre 2014

"DALLA NATURA LA PAURA, DALLA GRAZIA L'AUDACIA"

Lontano da Dio l'uomo ha paura, sperimenta smarrimento ed incertezza, diventa conflittuale con se stesso e gli altri.

Cristo con la sua grazia ci riconcilia con noi stessi e gli altri e ci dona l'audacia di affrontare tutto con speranza e coraggio. Maria ci insegna a dire sì ogni mattina ed a riconquistare con la libertà quello che Cristo ci dona.

dall'omelia di domenica 23 novembre 2014

"Qui sta la grazia di questa parola che Gesù consegna alla nostra libertà, nel rivelarci in anticipo ciò che è in gioco nell’amore concreto per i fratelli bisognosi per cui possiamo guardare ai “poveri” nei tanti volti che assumono e che incrociano la nostra vita, in una luce nuova, come visita di Cristo che chiede d’essere accolto, ospitato, amato: “Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.

Di nuovo ci troviamo di fronte a qualcosa di originale, rispetto all’immagine del giudizio finale di Dio, ben presente non solo nella fede d’Israele, ma anche in altre esperienze religiose, perché qui c’è uno sguardo carico di tenerezza e di passione per il bene dell’uomo concreto, segnato da sofferenze e povertà, insieme al riconoscimento amoroso del Signore, che ha il volto unico e inconfondibile di Gesù: proprio nella narrazione che seguirà della passione e morte di Cristo, potremo riconoscere un re scandaloso per il mondo, un re povero e umiliato, deriso e condannato, percosso e nudo, alla fine crocifisso, un re che, ora vivente nel suo corpo risorto, prolunga la sua passione nei fratelli più piccoli, sofferenti e feriti dalla vita...

Come dimostra la storia della santità, i più grandi testimoni della carità sono stati proprio i santi, uomini e donne innamorati di Cristo, e in Lui, innamorati degli uomini, capaci di una dedizione sconfinata e realmente miracolosa.

Sapere che nei piccoli siamo visitati da Cristo, che in loro tocchiamo “la carne sofferente di Cristo” (Papa Francesco), è sorgente inesauribile di un dono commosso e gratuito di sé, tutto desideroso di condividere il grido, spesso silenzioso, dei poveri, degli umili, dei sofferenti."

dall'omelia del 2 novembre 2014

Benedetto XVI in una sua omelia pasquale: “È decisivo che quest’uomo Gesù non fosse solo, non fosse un Io chiuso in se stesso. Egli era una cosa sola con il Dio vivente, unito a Lui talmente da formare con Lui un’unica persona. Egli si trovava, per così dire, in un abbraccio con Colui che è la vita stessa. La sua propria vita non era sua propria soltanto, era una comunione esistenziale con Dio e un essere inserito in Dio, e per questo non poteva essergli tolta realmente”.

Questa pienezza, Gesù non la tiene per sé, ma la condivide con noi uomini, assicurando così la risposta adeguata e sorprendente alla nostra sete di vita, in questo modo la sua Pasqua diviene annuncio e promessa della nostra risurrezione, di una sovrabbondanza di vita che vince la morte, nella sua dimensione concreta e corporale, perché parlare di risurrezione non ha senso, se non come atto che coinvolge tutto l’uomo, nella sua storicità e nella sua carne, coinvolgendo il suo vissuto emotivo, affettivo, immerso nel tempo della sua irripetibile esistenza.

A partire dalla parola di Cristo, resa credibile e consistente nell’evento della risurrezione del Crocifisso, noi possiamo stare di fronte alla morte con una speranza affidabile, gustando già “la vita eterna” nella fede in Gesù, e camminando nella sicura prospettiva della nostra risurrezione in Lui, certi che nulla di noi va perduto.

dall'omelia del 26 ottobre 2014


Il Signore ci chiede di amarlo:
con tutto il cuore: con un cuore unito. indiviso
con tutta l'anima: con tutta la vita, investendo ogni energia vitale in questo amore
con tutta la mente cioè con tutta la capacita di conoscenza e di giudizio.

dall'omelia del 12 ottobre 2014



Domenica scorsa abbiamo ascoltato la parabola del re che prepara ed invita tutti al banchetto di nozze del Figlio.

Che bello riconoscere che Dio ci cerca, in qualunque condizione siamo, per farci partecipare alla gioia dello sposalizio del Figlio.

E' la gioia che può colmare il vuoto del nostro cuore. Ma per partecipare al banchetto occorre avere l'abito nuziale! Cosa vuol dire?
L'abito nuziale è la nostra libertà impegnata, in cammino per diventare nuova creatura.

dall'omelia del 28 settembre 2014

Nel Vangelo di Domenica scorsa viene presentata la parabola dei due figli chiamati dal Padre a lavorare nella vigna. Il primo risponde no ma poi va a lavorare. Il secondo, pur dicendo di si, alla fine non va nella vigna.

Per Gesù non esiste un terzo figlio. Tutti siamo invitati a riconoscere la nostra resistenza o ribellione. Tutti dobbiamo riconoscere che dobbiamo convertirci così da aderire alla scelta del primo figlio.