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Giornata delle Famiglie

Cari Amici, Domenica 13 novembre 2016 proponiamo una giornata insieme per tutte le famiglie.

Sarà una occasione di convivenza in cui potremo sperimentare e gustare la bellezze che riverbera dall'arte degli affreschi di Giotto.
Nel pomeriggio avremo infatti l'occasione di incontrare e conoscere Roberto Filippetti che ci aiuterà a leggere gli affreschi giotteschi a partire dal libro "Il Vangelo secondo Giotto"

Il programma della giornata sarà il seguente:

Ore 10,00 - 11,15 S. Messa
Ore 13,00 Pranzo
Ore 15,00 Incontro con Roberto Filippetti

Vi aspettiamo numerosi!

Iscrizioni obbligatorie entro e non oltre mercoledì 9 novembre 2016 direttamente su:

“Padre perché intensamente Figlio: genera solo chi è generato”

In queste settimane Papa Francesco ha riflettuto sulla figura del padre e sul fatto che essa nella cultura odierna sarebbe un po’ assente o svanita. Egli sostiene che l’assenza della figura paterna…produce “lacune e ferite”. Ai ragazzi ed ai giovani “mancano esempi e guide autorevoli…c’è carenza di amore da parte dei padri”. E di conseguenza c’è “un senso di “orfanezza”… “più profondo di quanto pensiamo”. “I giovani rimangono, così, orfani di strade sicure da percorrere, orfani di maestri di cui fidarsi, orfani di ideali che riscaldino il cuore, orfani di valori e di speranze che li sostengano quotidianamente”. “Sono orfani in famiglia, perché i papà sono spesso assenti…non dialogano con i loro figli, non adempiono il loro compito educativo, non danno ai figli, con il loro esempio accompagnato dalle parole, quei principi, quei valori, quelle regole di vita di cui hanno bisogno come del pane.” (Udienza Generale 28 gennaio 2015)

Nella catechesi successiva Papa Francesco ha voluto sottolineare la bellezza della paternità: “Ogni famiglia ha bisogno del padre. Oggi ci soffermiamo sul valore del suo ruolo, e vorrei partire da alcune espressioni che si trovano nel Libro dei Proverbi, parole che un padre rivolge al proprio figlio, e dice così: «Figlio mio, se il tuo cuore sarà saggio, anche il mio sarà colmo di gioia. Esulterò dentro di me, quando le tue labbra diranno parole rette» (Pr 23,15-16).… Non si potrebbe esprimere meglio l’orgoglio e la commozione di un padre che riconosce di avere trasmesso al figlio quel che conta davvero nella vita, ossia un cuore saggio”. Di aver lasciato come eredità “l’attitudine a sentire e agire, a parlare e giudicare con saggezza e rettitudine”...

“Un padre sa bene quanto costa trasmettere questa eredità: quanta vicinanza, quanta dolcezza e quanta fermezza. Però, quale consolazione e quale ricompensa si riceve, quando i figli rendono onore a questa eredità! E’ una gioia che riscatta ogni fatica, che supera ogni incomprensione e guarisce ogni ferita.

La prima necessità, dunque, è proprio questa: che il padre sia presente nella famiglia. Che sia vicino alla moglie, per condividere tutto, gioie e dolori, fatiche e speranze. E che sia vicino ai figli nella loro crescita: quando giocano e quando si impegnano, quando sono spensierati e quando sono angosciati, quando si esprimono e quando sono taciturni, quando osano e quando hanno paura, quando fanno un passo sbagliato e quando ritrovano la strada; padre presente, sempre. Dire presente non è lo stesso che dire controllore! Perché i padri troppo controllori annullano i figli, non li lasciano crescere.

Il Vangelo ci parla dell’esemplarità del Padre che sta nei cieli – il solo, dice Gesù, che può essere chiamato veramente “Padre buono” (cfr Mc 10,18). Tutti conoscono quella straordinaria parabola chiamata del “figlio prodigo”, o meglio del “padre misericordioso”, che si trova nel Vangelo di Luca. Quanta dignità e quanta tenerezza nell’attesa di quel padre che sta sulla porta di casa aspettando che il figlio ritorni! I padri devono essere pazienti. Tante volte non c’è altra cosa da fare che aspettare; pregare e aspettare con pazienza, dolcezza, magnanimità, misericordia…Un buon padre sa attendere e sa perdonare, dal profondo del cuore. Certo, sa anche correggere con fermezza: non è un padre debole, arrendevole, sentimentale. Il padre che sa correggere senza avvilire è lo stesso che sa proteggere senza risparmiarsi…” (Udienza Generale 4 febbraio 2015)

Nel rapporto con il Padre e con la Madre, ogni persona scopre che la vita è dono e che esistere è essere voluti ed amati da un Altro. La famiglia è il luogo dell’educazione all’appartenenza. Il rapporto con il Padre (o con la madre o con l’adulto maestro o sacerdote o educatore) è la strada per prendere coscienza del nostro destino, del significato vero della vita. 
Che responsabilità che abbiamo verso coloro che ci sono affidati da Dio! Quale strada percorrere per essere sempre più padri? Quella che fa crescere in noi la coscienza di appartenere ad un Altro, di essere figli.

Ecco perché abbiamo intitolato l’incontro al quale siete invitati Venerdi 13 febbraio alle ore 21.00:

“Padre perché intensamente Figlio: genera solo chi è generato”

In occasione delle giornate missionarie don Luca Speziale raccontandoci la sua esperienza ci aiuterà a ricoprire la bellezza della nostra vocazione di Genitori, educatori, maestri, adulti.

Vi presento inoltre tutti gli altri appuntamenti con i nostri amici della Fraternità San Carlo.

Carlo Acutis e le sue parole di vita

Domenica pomeriggio, durante la giornata delle famiglie, incontreremo l'avvocato Francesca Consolini postulatrice della causa di beatificazione di Carlo Acutis, sarà l'occasione per conoscere meglio la vita di questo ragazzo e la sua esperienza di fede. Possiamo iniziare qui a leggere qualche aneddoto...


Carlo risveglia la ricerca di armonia nelle persone che incontra e per questo tanti ragazzi possono rispecchiarsi. La vita può essere breve ed è per tutti fragile, ma per Carlo andava vissuta nella sua pienezza senza sprecarla. Ripeteva: «Non io ma Dio» per indicare una vita che si de-centrava, usciva da sè per incontrare il suo Altro. Insomma essere se stessi davanti al proprio creatore e Signore.

Gli piaceva ripetere: «Tutti nascono come degli originali, ma molti muoiono come fotocopie». E ancora: «La tristezza è lo sguardo rivolto verso se stessi, la felicità è lo sguardo rivolto verso Dio». Si domandava: «Perché gli uomini si preoccupano tanto della bellezza del proprio corpo e non si preoccupano invece della bellezza della propria anima». È diventata famosa la sua frase: «L’Eucaristia è la mia autostrada per il Cielo!».

Dagli scritti e dalle riflessioni di Carlo, l’Eucaristia è anzitutto il «sacrificio» di Dio in favore dell’uomo. Una convinzione che lo porta a vedere il mondo con gli occhi di Dio. Il suo amore per l’Eucaristia può essere espressa in una frase: «Più Eucaristie riceveremo e più diventeremo simili a Gesù e già su questa terra pregusteremo il Paradiso». L’Eucaristia, che significa «ringraziamento», per Carlo ha due significati: quello della comunione e dell’adorazione. Attraverso l’adorazione Carlo vive una dimensione affettiva importante: silenzio e parola, ascolto e amicizia, mistero silenzioso e percezione profonda di Dio. La forza che scaturisce dall’adorazione fa comprendere a Carlo che il corpo di Cristo oltre a stare nell’Eucaristia, è nelle persone che si amano: poveri, piccoli, forestieri, ammalati, anziani, disabili, persone sole. Per Carlo fare elemosina e aiutare quanti hanno bisogno nasce dalla capacità di adorare. I soldi che risparmia li regala ai poveri, agli anziani, alle suore di clausura, ai sacerdoti, agli extracomunitari.

Per lui, «si va diritti in Paradiso, se ci si accosta tutti i giorni all’Eucaristia». Per Carlo «La conversione non è altro che lo spostare lo sguardo dal basso verso l’alto, basta un semplice movimento degli occhi». Nella sua spiritualità si intrecciano elementi di mistica e di ascesi, di comunione e di contemplazione.

Il servo di Dio Carlo Acutis e Papa Francesco

In attesa di incontrare la sua storia durante la giornata delle famiglie il prossimo 9 novembre, iniziamo a conoscere Carlo Acutis...


La santità di Carlo Acutis è facilmente rintracciabile nelle parole di umiltà e saggezza di Papa Francesco, segno di una straordinaria e palpabile continuità apostolica da Giovanni Paolo II (Il papa che Carlo seguiva durante la sua vita), Benedetto XVI° (Il Santo Padre che Carlo poté seguire un solo anno e al quale offrì tutte le sue sofferenze durante gli ultimi giorni della sua malattia) e questo attuale Pontefice, col quale Carlo si sarebbe trovato d’accordo su tantissime cose.

Ad iniziare dal suo nome Francesco, il santo che tanto amava il piccolo Carlo Acutis, tanto da rivelare ai suoi genitori che nella terra di San Francesco era il luogo in cui si sentiva più felice. E il Signore volle che i genitori acquistassero una casa ad Assisi cinque anni prima della sua morte, per far felice il figlio e fargli vivere quella vocazione santa che il bimbo aveva sempre avuto. Infatti a sette anni aveva ricevuto un permesso speciale per poter fare la Prima Comunione e da quel giorno visse una vita intensamente eucaristica, incredibile per la sua età giovanissima, fino alla fine dei suoi quindici anni.

L’Eucaristia messa al centro della sua vita, lo conduce presto al tavolo dei discepoli di Cristo, facendosi testimone di Dio, tra gli amici, conoscenti, mendicanti, portinai; a chiunque aveva dato un segno della sua appartenenza spirituale al cielo dei santi e dei beati. Segni che dopo la sua prematura morte si sono diffusi per grazia divina e in molti hanno iniziato a chiedere la sua intercessione e in tantissimi Carlo da quel cielo che noi non vediamo, ha cambiato il cuore e indirizzato verso la conversione. Come quando da ragazzino era riuscito a convertire al Cristianesimo diversi domestici di casa che erano di religione di casta braminica indù.

Perciò l’Arcidiocesi di Milano ha iniziato un corso di beatificazione a suo favore, dal 12 Ottobre 2012 anniversario della sua morte, raccogliendo le testimonianze dei devoti e delle persone toccate dalle grazie elargite dal piccolo Servo di Dio. Seguendo l’attuale Pontefice, a chi conosce la storia di Carlo, risulterà facile comprendere tra le righe quanto fosse aderente anche a questo Papa, in fatto di umiltà e di carità.

Si sa da notizie dirette che il piccolo Carlo era amico dei mendicanti della piazzetta di Santa Maria Segreta a Milano (la sua parrocchia) e aiutava come poteva i poveri, con le sue paghette settimanali e certamente con il suo sorriso che, come molti hanno testimoniato, trasmetteva l’amore di Gesù che incontrava giornalmente nel Sacramento dell’Eucaristia.

Papa Francesco esorta i fedeli ad essere “controcorrente” con le attrazioni del mondo ed era esattamente ciò che Carlo fece nella sua vita. Pur venendo da una famiglia senza problemi economici (non era per lui motivo di vanto come di solito fanno i bambini)era amico di tutti e “controcorrente” rispetto ai suoi coetanei perché aveva maturato dentro sé una fede adulta, atta a dare un senso alla sua fugace vita. Sconvolgente il video pubblicato da paco, in cui Carlo si filma da solo con la telecamera tre mesi prima della morte e disse queste parole profetiche: “Sono destinato a morire: muoio…”